CITAZIONE
Chiedo agli esperti quanto senso ha ricercare espressioni idiomatiche nella LXX, i cui primi libri sono stati scritti sicuramente circa 250 anni prima del vangelo di Luca. La LXX era sicuramente letta e ha senso usarla per verificare il significato semantico delle parole, ma le espressioni idiomatiche cambiano velocemente se la lingua è una lingua via, come lo era allora in greco. Avrebbe forse più senso ricercare espressioni idiomatiche in Filone o nei padri apostolici, uscendo dai confini della Bibbia ma focalizzandoci nello stesso periodo temporale...
L'ipotesi di Serveto è che alcune porzioni del vangelo di Luca provengano per traudzione diretta da testi scritti in ebraico o aramaico. La LXX è un ottimo laboratorio per vedere come dei traduttori che dovevano traslare da ebraico a greco rendessero certe costruzioni tipiche della lingua ebraica. Di conseguenza non è del tutto peregrino studiare le costruzioni della LXX per questo problema. Naturalmente bisogna che sia vero che Luca abbia "tradotto" certi semitismi molto fedelmente o parlasse ebraico così da introdurlo più o meno volontariamente nel greco in cui scriveva. Filone di Alessandria e gli altri hanno meno semitismi perchè scrivevano direttamente in greco e può anche darsi che non conoscessero neppure l'ebraico (non so Filone, onestamente). Ciò premesso, mi pare comunque che già in ebraico sia emerso che non esiste molto materiale, praticamente nulla, sia nell'ebraico biblico/talmudico che in quello moderno. Ancora oggi, un ebreo non dice usualmente "sto dicendo oggi che". Vedi la discussione nel forum biblico ebraico. Questo è puntualmente rintracciabile nella LXX.
Le costruzioni nella LXX più interessanti sono:
1) Il già discusso Gen. 22:14, ινα ειπωσιν σημερον εν τωι ορει κυριος ωφθη (lett. "affinchè possano dire (ancora) oggi: il Signore fu visto nel monte." Ma qui σημερον è "cronologico", il senso è "ancora oggi si possa dire".
2) Interessanti i casi di Gen. 40:7, Gen. 41:9, Deut. 27:1, 1 Re 1:51 dove abbiamo delle dichiarazioni introdotte da λεγειν che sono prive di οτι come nel passo di Luca, in questi casi l'avverbio σημερον è stato sempre collocato alla fine della frase citata ed è chiaro che appartiene a quest'ultima e non alla formula introduttiva. Diciamo che l'ambiguità potenziale del verso di Luca è stata qui evitata spostando alla fine della frase l'avverbio.
3) In Lev. 10:19 e 2 Cr. 10:7 il verbo λεγειν è separato da σημερον dalla protasi della condizionale che costituisce la frase citata (senza che sia introdotta da οτι), ne segue che per forza va considerato appartenere alla frase "citata".
In conclusione: in nessun passo della LXX abbiamo, nel testo greco, il rafforzamento del verbo λεγω con σημερον e questo risulta perfettamente coerente con la segnalazione di Negev che ha operato sul testo ebraico e non sulla traduzione greca. Inoltre non esiste alcun caso potenzialmente ambiguo, i traduttori della LXX sono stati attenti a collocare l'avverbio in modo che non si potesse creare confusione, anche essendo assente οτι.
La ricerca nella LXX è una specie di prova del 9: non c'era nulla in Lc., non c'era nulla nel resto del NT (tranne credo un passo negli At. citato sa Serveto e chi sembrava promettente), continua a esserci poco o nulla nella LXX.